“Un’odissea è un viaggio pieno di problemi. Proprio come la vita”
Edison, marinaio scelto a bordo della “Nordic Odyssey”

“I viaggi sono i viaggiatori.
Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo”
Fernando Pessoa, “Il libro dell’inquietudine”

Che cosa spinge un individuo ad avventurarsi fuori dal noto e familiare verso l’inesplorato e inconoscibile? Per Fernando Pessoa, autore de “Il libro dell’inquietudine”, l’esperienza del viaggio esalta il senso di libertà. Eppure lo scrittore, che pure ha dedicato la gran parte della sua opera all’idea del viaggio, non ha mai lasciato la sua amata Lisbona. Non aveva bisogno di andare lontano per sentirsi libero.

La serie Arctic Coordinates è stata realizzata nei 35 giorni trascorsi a bordo della nave cargo “Nordic Odyssey”*, che nell’estate del 2012 ha attraversato l’Artico dal porto Russo di Murmansk verso la Cina, con un carico di 70 mila tonnellate di minerali di ferro. Era la prima volta che una nave mercantile percorreva il “passaggio a nord-est” (Northern Sea Route), una rotta alternativa resa possibile dai cambiamenti climatici. Il cargo, preceduto da una rompighiaccio, si è fatto largo tra i ghiacci del Mar Glaciale Artico, e dopo aver attraversato il nebbioso Stretto di Bering, ha proseguito il suo viaggio lungo le estremità orientali della Russia, oltrepassando il Giappone prima di approdare in un porto di recente costruzione sulle coste della Cina.

Il viaggio si è presto trasformato in routine, e la percezione dello spazio e del tempo, appiattendosi, ha tolto ogni entusiasmo alla consapevolezza di essere in un luogo unico. La noia, il lento scorrere del tempo, l’impossibilità della fuga sono realtà quotidiane per i marinai che intraprendono questo viaggio per guadagnarsi da vivere. L’idea romantica dell’Artico – un viaggio esotico intrapreso da uomini di mare coraggiosi – evapora di fronte alla dura realtà che si impone a uomini costretti a trascorrere interi mesi lontano dalle proprie famiglie, sopraffatti dalla cocente sensazione del tempo che si disfa. Come Ulisse, il loro unico desiderio è fare ritorno a casa.

In questo modo la brama d’avventura si trasforma in una trappola; la sete di nuove impressioni cede a considerazioni profonde. Questo ribaltamento diventa visibile attraverso le immagini che compongono la serie Arctic Coordinates. Come i rettangoli di colore di Mark Rothko, le fotografie di Davide Monteleone sono espressive senza essere descrittive, evocative ma prive di affettazione. E la cortina dello spazio vuoto, che finisce col perdere la sua profondità e definizione, genera uno stato meditativo che è anche il contesto ideale per intraprendere un viaggio verso se stessi.

* Questo lavoro è stato commissionato per l’articolo Polar Express, pubblicato dalla rivista The New Yorker nel 2012.

Testo di Anna Arutiunova