Waiting for winter

L’anima del villaggio aleggia accanto a noi,
come un timido profumo d’erba falciata,
o spiovere di fumo da gronde di paglia,
o danza di capretti su alte tombe.

L’anima del villaggio di Lucian Blaga

Ho visto una donna seduta sulla veranda di casa. Le ho chiesto “Che cosa fai?”, e lei: “Niente, aspetto l’inverno”. Rena Effendi

I campi d’erba alta sono stati falciati, gli ultimi covoni di fieno si stanno asciugando sotto il sole d’autunno. Una donna siede quasi immobile in una stanza, nella casa di un villaggio in Transilvania, le mani poggiate sopra alle gambe. Giorno dopo giorno aspetta, come se l’inverno possa d’un tratto comparire nel cortile vicino ed entrarle in casa. E’ l’inverno che chiude l’anno e porta a conclusione un nuovo cerchio della vita. Questo cerchio resta sempre lo stesso per gli abitanti della Transilvania, persone le cui vite sono profondamente intrecciate ai cicli della natura e che dipendono dall’andamento della mietitura. Eseguono i compiti indispensabili del mietere e del coltivare con tranquillità e rispetto. La ripetitività del loro mestiere trascende la noia e si dipana lungo un ritmo lento d’esistenza.

Rena Effendi è nota per essere un’acuta osservatrice dell’intima connessione che esiste tra le persone, le loro abitazioni e gli spazi che le legano alla propria storia e tradizioni. Il più delle volte si concentra sui luoghi in cui questo fragile legame è sul punto di rottura. Le sue fotografie, capaci di trasmettere calma ma anche di scuotere, ci ricordano del continuo scontro tra modernità e tradizione.

La mostra Waiting for Winter, raccoglie opere provenienti da tre serie fotografiche di grande successo – Built on Grass (2014), Chernobyl: Still Life in the Zone (2010) eXinaliq Village (2006). Tutte e tre sono cariche di fascinazione per la vita di paese e la sua lentezza, ma allo stesso tempo scardinano lo stereotipo della tranquillità del mondo contadino, mettendo in risalto i segni della fatica, l’avversità dell’ambiente e le difficoltà della vita quotidiana.

Ogni serie rivela il compromesso tra un forte attaccamento alla propria terra d’origine e la difficoltà di mantenere lo stile di vita familiare. Nella serie ineditaBuilt on Grass, è ritratto un villaggio quasi pastorale incastonato tra i paesaggi bucolici della Romania. Uomini e donne lavorano i loro preziosi campi di fieno in maniera quasi medievale, a mano, preferendo il cavallo al trattore. Qualcosa di simile accade anche in XinaliqVillage in Azerbaijan, dove una piccola comunità di allevatori di pecore vive tra spettacolari montagne. Le montagne non sono solo belle, ma anche difficilmente raggiungibili, così la popolazione è costretta a fare a meno di acqua corrente e gas. Nella parte ucraina vicina a Chernobyl molti villaggi sono finiti nella zona di esclusione, ma gli abitanti si sono rifiutati di andarsene. Nell serie Chernobyl: Still Life in the Zone la calma apparente del villaggio si è trasformata nel silenzio mortale della natura, che lentamente riconquista i territori devastati dagli uomini, e si vendica maturando raccolti avvelenati.

Nonostante la miseria della vita contadina, tutte e tre le serie sono pervase di quiete. E’ in parte merito dell’uso pittorico della luce, che dona alle fotografie l’aspetto delle tele dei vecchi maestri fiamminghi. La luce che inonda gli interni dei quadri di Vermeer avvolgendo i volti in un bagliore dorato o i paesaggi delicatamente illuminati di Brueghel, dove contadini lavorano i campi, sembrano essere per Rena una fonte d’ispirazione tanto quanto la vita reale.

Tuttavia, non è solo la poesia del paesaggio rurale a modellare la quiete di queste immagini. Rena Effendi riesce infatti a cogliere l’aspetto più complesso che caratterizza la vita contadina – il lavoro interiore che le persone devono affrontare per raggiungere uno stato mentale pacifico. I loro volti pieni di dignità sono testimoni del delicato equilibrio raggiunto tra necessità e gioia. La loro umiltà è maturità e c’è davvero qualcosa di sublime in queste vite, che con pazienza attendono l’inverno.

Anna Arutiunova